ArteInVista: Artisti & Opere d'Arte

Recensioni dell'artista Alessio Serpetti

    Hanno scritto di lui: Daniele Radini Tedeschi, Paolo Levi, Isabella Cairoli, Elena Gollini, Alberto D’Atanasio, Roberta Filippi, Giorgio Di Genova, Aldo Maria Pero, Giorgio Falossi, Rosario Pinto, Josè Van Roy Dalì, Maria Lucia Ferraguti, Giorgio Gregorio Grasso, Elena Foschi, Caterina Randazzo, Cinzia Folcarelli, Anny Baldissera, Isabella Serafini, Carlo Marcantonio, Claudio Lugi.



    ALCUNE RECENSIONI DI DANIELE RADINI TEDESCHI - critico, storico e filosofo dell’arte


    Il tema della rovina come simbolo della decadenza è al centro dell’opera Contemplazione di Alessio Serpetti; il quale, ausiliato dal gusto monocromo di grisaglia, acuisce il fatto narrativo puro, esacerbando e decorticando il ton sur ton che altrimenti distrarrebbe dalla scena. Il volto della donna è in dialogo materico con la statua; carne e marmo, realtà e artifizio, vero e maschera (immagini ricorrenti nella sua poetica) comunicano all’ombra di una devastata memoria, testimoniata dalle arcate divelte, dai ruderi, dal silenzio della storia.

    (da L’Esausta Clessidra; Ed. Rosa dei Venti, 2011)

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    Il valore allegorico di cui sono pregne le sue opere è ottenuto grazie alla commistione di elementi teatrali (maschere) e onirici (allusivi al sonno della ragione) creando così un surrealismo nero. Le figure femminili, delineate con tratto delicato e leggero, sono ricorrenti e utili a disvelare il senso nascosto della trama. Le maschere riflettono un mondo artificioso e distorto, avverso all’esistente, mentre candele accese e calici alludono a significati liturgici.

    (da Manent - Libro d’oro dell’arte Contemporanea; Ed. Rosa dei Venti, 2011)

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    SIMBOLOGIA E MISTERO NELLE OPERE DI ALESSIO SERPETTI

    Il pittore Alessio Serpetti si ispira a quella tradizione simbolista che portava i più alti rappresentanti a cristallizzare su tela una realtà più intima fatta di sogno e rimembranza. Temi espressi da Serpetti con oggetti, metafore, simboli arcani. […] Nelle sue mostre pittoriche spiccano quadri come Il Silenzio dell’anima, che allude a significati liturgici, mostrando maschere, candele e un calice, segni di dedizione a Dio. Il tema della rovina è invece al centro dell’opera Contemplazione: il volto della donna è in dialogo con la statua, vero e maschera comunicano all’ombra di una decadenza, testimoniata dalle arcate divelte, dai ruderi, dal silenzio della storia.

    (da For Roma Magazine - gennaio 2012; Fleming Press Editore)

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    Artista romano si distingue per un’attenta ricerca grafico-figurativa, vigorosamente ancorata al vero ma al contempo ricca di significati simbolici che applica principalmente sull’immagine femminile. Nel lavoro I Segreti dell’anima, determinante è la ricerca grafica da lui condotta che si dirige verso un surrealismo denso di elementi mistici e spirituali. La donna, realizzata con tratto delicato ed elegante, contiene un’allegoria onirica, guidandoci all’interno di un sogno teso alla scoperta dell’inconscio, dei segreti e dei desideri più intimi. Dalla figura trasognata e fantastica emerge un mondo interiore diviso dalle ombre più scure, rappresentate sulla destra dalle tenebre e sulla sinistra dal desiderio di serenità e di armonia ravvisabile dalla rappresentazione di un paesaggio. Sul lato destro appare l’impugnatura di uno strumento musicale, forse un violoncello, atto a significare nelle composizioni pittoriche la vanitas e l’harmonia mundi.

    (da Festival delle Belle Arti e della Cultura del XXI secolo; Ed. Rosa dei Venti, 2013)

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    ALCUNE RECENSIONI DI PAOLO LEVI - critico e storico dell’arte


    Il percorso che ci porta dalla pittura preromantica visionaria fino al contemporaneo indagando gli aspetti più reconditi e misteriosi dell’animo umano, attraversa l’opera di Füssli (rappresentazione dell’incubo), Blake (visioni mistiche), Moreau (simbolismo spirituale), Martini (pre-surrealismo esoterico) sino ad arrivare ad Alessio Serpetti (onirismo apollineo). Un percorso che vuol fuggire dalla realtà ricercando, attraverso il sogno, un bisogno di spiritualità che conduca al “Paradiso perduto”. Da Füssli a Martini si delinea una struttura “circolare”, pervasa di suggestioni letterarie ma al contempo circoscritta nel “tempo della Storia”, che partendo dalla connotazione onirica di contenuto inquietante giunge, attraverso la spiritualità visionaria di Blake e quella decadente di Moreau, al sentimento del macabro in Martini, profeta del demonismo nazista. […] Al di fuori del “tempo della Storia” si colloca Serpetti, il cui poetico messaggio onirico non s’aggancia alla realtà; anzi, il suo sofisticato e soffice bianco/nero, usato in modo raffinato per conferire alle figure femminili un costrutto plastico a tuttotondo, si pone in contrasto con l’epoca in cui è costretto a vivere, tanto da far sospettare che operi con intento di scherno verso la propria contemporaneità.

    (da Effetto Arte - aprile/giugno 2017; EA Editore)

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    Il mondo pittorico di Alessio Serpetti è popolato di simboli allegorici che comunicano assenza e trascendenza, esprimendo l’ansia dell’uomo che continua a interrogarsi sull’inquietante silenzio che circonda il mistero del vivere. Serpetti descrive i suoi soggetti con realismo, con minuziosa attenzione per la definizione dei tratti, modulando con maestria i contrasti chiaroscurali, privilegiando i toni cupi che aumentano il senso di mistero.

    Sembra quasi di guardare alla rappresentazione grafica dei vizi e delle virtù del mondo quando si osservano le sue opere; sembra di guardare a delle tavole che narrano attraverso le immagini, fantasiose e controverse gesta che prendono vita in ambientazioni suggestive. L’intensità del suo gesto pittorico risiede nella forte passione che lo muove, in quell’amore che spinge verso una nuova direzione creativa che consideri la rappresentazione immaginifica di altri mondi, di universi lontani o che forse nemmeno esistono, se non nella mente del maestro. Questa commistione tra surreale ed onirico crea una miscela pittorica esplosiva, capace di suscitare grandi emozioni attraverso un’insolita spettacolarità delle ambientazioni e dei soggetti. Imponenti, quasi epiche le sue pitture rivelano un talento profondo non soltanto nelle capacità di comunicazione e di instaurare un rapporto col pubblico, ma un grande talento anche dal punto di vista tecnico ed esecutivo come dimostrano le innumerevoli sfumature che si avvolgono l’un l’altra e come dimostrano quei virtuosismi tecnici che solo un artista dotato può riuscire a creare dandogli comunque una parvenza spontanea e mai patinata e formale. Un maestro libero da stilemi estetici e dettami stilistici, che si rende regista del suo stesso film pittorico.

    (dal Catalogo della mostra Premio Internazionale Novecento; Bagheria 2017)

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    La ricerca pittorica attuata da Alessio Serpetti approda alla conquista di un linguaggio espressivo caratterizzato da un alfabeto figurativo di forte connotazione personale, sospeso tra reminiscenze del reale, simbolismo surreale e proiezioni oniriche. Nei suoi lavori sono presenti soggetti mediati da un verosimile quotidiano, per poi proiettarsi in dimensioni sospese sulle coordinate dell’immaginazione, mondi fantastici dove trovano spazio accenni di pittura surreale e metafisica. Vero protagonista delle opere, al di là delle scelte formali, è l’acume dell’artista, che rielabora, con inedita ricchezza, sentimenti e inquietudini, sogni e desideri, pagine letterarie esemplari, e quindi figure dell’immaginario collettivo cariche della forza propria dell’archetipo. La sua passione per la scenografia gli permette di costruire scenari misterici che offrono all’osservatore diversi livelli di lettura, attingendo a quell’immaginario collettivo sospeso in una dimensione atemporale, propria dell’anima contingente e allo stesso tempo trascendentale. Ritroviamo in Serpetti componenti romantiche rivisitate in chiave moderna e apollinea: laddove infatti l’onirismo di Heinrich Füssli attinge a un repertorio classico e mitologico ricco di pathos, di gesti violenti e atmosfere magiche, le visioni di Serpetti esprimono una malinconia e un coinvolgimento personale. Universi misterici ed esoterici traducono quanto si cela nel suo animo: visioni sospese tra sogno e incubo, dense di emozioni e simboli colti e riconoscibili che intessono un profondo dialogo tra artista e osservatore.

    Serpetti esprime con la sua arte un evidente amore per il disegno e per le diverse tecniche pittoriche, che è certo la base su cui esercita il suo estro pittorico, ripercorrendone i tratti preparatori, e sovrapponendovi nuovi segni, reinventando quindi il costrutto man mano che cresce sotto le sue mani. Talvolta da questi lavori emerge una sensazione di inquietudine, poiché Serpetti appare in grado di scavare in profondità non solo nel sogno, ma anche nell’incubo. Egli non perde quindi il contatto con la complessità e i contrasti che abitano l’animo umano, ma li affronta confrontandosi e mettendo in gioco il suo stesso inconscio. Sono lavori che consentono all’osservatore di confrontarsi con le immagini dei suoi stessi sogni, o quanto meno di ritrovarne l’eco, accogliendo le proposte dell’artista in una sorta di catarsi liberatoria. L’accuratezza della pittura è qui particolarmente evidente nei particolari, nei volti espressivi, nei gesti delle mani, negli sguardi, dove nulla è lasciato al caso. L’artista riesce quindi a trasmettere il senso epico di eventi che fanno parte dell’inconscio collettivo, tramite la simbologia dell’archetipo, attualizzandoli in chiave emotiva e poetica.

    (da 1ª Scelta; EA Editore, 2018)

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    ISABELLA CAIROLI - critico d’arte e giornalista


    ALESSIO SERPETTI. LA VERA DIMENSIONE DELL’ARTE E’ IL SOGNO (Odilon Redon)

    Il sogno: quanto accade in noi nel momento in cui dallo stato di veglia ci lasciamo andare a un diverso stato di coscienza, è oggetto di studi da poco più di un centinaio d’anni. Capostipite della psicanalisi, Sigmund Freud, aprirà un varco a numerosi seguaci che lo adoreranno – o lo discuteranno – per molti decenni ancora, sino ad oggi. Sebbene alcuni dei suoi assunti siano entrati a far parte del linguaggio comune, siamo ancora lontani dal prendere pienamente coscienza – nella psicanalisi così nell’arte – della portata e importanza della vita notturna e delle sue immagini anche per quanto definiamo “stato di veglia”, in cui nutriamo solo l’illusione di governare completamente la nostra persona.

    A riprova del fatto che le intuizioni dell’animo umano possano spesso anticipare studi più sistematici, possiamo senz’altro dire che l’arte ha iniziato il suo percorso di esplorazione del sogno, invece, molto tempo prima di Freud, trovando poi nel Simbolismo l’esplosione celebrativa di questa tensione presente da molto tempo prima. Heinrich Füssli scriveva, già verso la fine del diciottesimo secolo: «La regione più inesplorata dell’arte è il sogno».

    Le opere di Alessio Serpetti trovano una collocazione in questa dimensione del tempo: notturna, onirica, misteriosa. La chiave per leggerne i messaggi si può ritrovare nella conoscenza di quanto espresso dalla tradizione simbolista, di cui si propone continuatore: immagini femminili in atteggiamento misterioso, sguardi inquietanti, situazioni dove tutto è lasciato in sospeso, privo di margini concessi a un’esplicita rivelazione.

    La sua passione per la scenografia gli permette di costruire e inserire i protagonisti delle singole opere in sfondi fortemente connotati dalle stesse caratteristiche di sospensione atemporale.

    In queste rappresentazioni tornano alla memoria i demoni di Omero, di Shakespeare, Milton, gli spiriti della natura e le forze arcane elementari che si giostrano in lotte tra opposti: Alessio Serpetti guarda sia al mondo angelico, che a quello demoniaco. Elementi fortemente costitutivi di una ricerca legata alla sfera della spiritualità e dei suoi archetipi: angeliche fanciulle ritratte schiena contro schiena, sono misticamente rivolte a uno spazio infinito, richiamando una invocazione di eternità. L’utilizzo prevalente della monocromia esalta la sensazione di trovarsi in un luogo spiritualmente distaccato dalle immagini di cui è costituita l’evidenza policroma della vita di veglia. In questo contesto stilistico si esprime la sua particolare ricerca legata al segno.

    Ritroviamo invece una tensione più turbata dalla presenza di forze oscure nelle opere in cui si assiste con più evidenza a una “messa in scena” mascherata, a un giochi delle parti: mancati svelamenti in cui gli occhi nel quadro – specchio dell’anima notturna – non sono proposti come sinonimo di chiarezza, bensì di mistero e oscurità, con chiaro riferimento alla sfera dell’inconscio e alle sue travestite rivelazioni.

    Secondo Paolo Levi, il rapporto tra Serpetti e un artista come Heinrich Füssli che, come lui, esplorò i mondi onirici «si precisa nel rapporto ben diverso tra loro nell’affrontare l’inferno dell’anima. Quelle di Füssli hanno radici sotterranee e telluriche, anticipano l’Espressionismo dionisiaco tedesco del primo Novecento. Quelle, invece, di Alessio Serpetti sono sotterranee, ma esprimono una soavità apollinea, in un contesto di meditata ombreggiatura pittorica. Da questa sua malinconia sensuale scaturiscono le sue fanciulle in fiore».

    Ritroviamo in Serpetti una componente espressiva romantica, messaggi enigmatici che si rivelano in una simbolica doppiezza mascherata, spesso espressa da immagini femminili. La donna e le sue curve, madre e seduttrice, portatrice di vita feconda così come di turbamenti e sottrazioni angosciose. Protettrice e traditrice: chi potrà dire quale delle due? Potrei restare vittima della sua bellezza. Quella del sentimento ingannevole, fragile come un ramo di spine di rosa. Tramite l’armonioso sfumato, la sua mano riesce a far convivere il verosimile con le immagini prodotte dalla nostra psiche.

    Nei giochi di sfumature tra luce e ombra, l’artista si fa messaggero di spiritualità sotto la veste visionaria dei suoi fantasmi notturni, che si dissolvono ai primi bagliori dell’alba, riprendendo la rassicurante forma di figure angeliche. Il segno prevale sul colore, costruendo in autonomia un insieme alchemico di tonalità e contrappunti a definizione dei suoi protagonisti e loro scenari.

    In molte delle sue ricerche si avverte il fascino provato verso il Rinascimento e lo studio in chiave classica del corpo femminile, rappresentazione di bellezza e vita. A volte, le fanciulle sono ritratte con animo sofferente: come se non toccasse solo alla natura maschile la fatica di separare il desiderio dell’anima femminile dalle sue contraddizioni. Sincerità e doppiezza, portatrici di carichi emotivi che gravano sia sull’uomo che sulla donna, si manifestano nelle sue opere attraverso l’immagine della maschera. Abbiamo l’impressione di essere invitati a prendere parte a cerimoniali esoterici, lasciandoci prendere per mano da dolci creature dalla plastica staticità, morbide e ariose nei chiaroscuri che ne denotano le forme e gli atteggiamenti.

    (da Effetto Arte - aprile/giugno 2017; EA Editore)

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    ELENA GOLLINI - curatrice d’arte e giornalista


    La pittura di Alessio Serpetti si presenta come una volontà di recupero anacronistico di visioni le cui fonti provengono da molto lontano, dai manieristi del Cinquecento fino al surrealismo più recente, passando da Klinger, Poussin, Sebastiano Del Piombo, Dürer, Burne-Jones. Tali visioni vengono integrate e arricchite da una serie corposa di allegorie, metafore, simbologie, reinterpretate con vivace spirito d’inventiva, in chiave personalizzata. Ogni scena di derivazione classica serve a Serpetti per rievocare e rappresentare una sorta di scenario teatrale, come se la superficie pittorica fungesse da coreografico palcoscenico. Egli mette in scena uno spettacolo nel quale si impegna a evidenziare la gestualità delle figure riprodotte, gli effetti suggestivi di controluce, gli anfratti fiabeschi e leggendari della narrazione, il mistero intrigante con cui il suo pennello riesce a ritrarre le sembianze femminili in una magica allure ottenendo il massimo risalto d’effetto.

    Serpetti spazia nella composizione rivestita di simboli allegorici e misticheggianti con vibrante trepidazione, come un neofita posto dinanzi all’antico rituale dell’immaginazione o un essere mortale, che giunge a contatto con il mondo incantato delle divinità. Si inserisce nei suoi lavori ed estrapola da essi tutto il loro fascino energetico più potente e coinvolgente per condividerlo con il fruitore. Esegue le opere con tecnica impeccabile, degna di un pittore di antica tradizione, con meticolosa e doviziosa raffinatezza nel tratto, con la scrupolosa attenzione di chi vuole rappresentare con lucida esattezza e precisione anche il minimo dettaglio narrativo e dare enfasi formale alle spettacolari immagini visionarie. Nei dipinti riscopre iconografie medievali e rinascimentali, simboli archetipi e miti dimenticati, in una raffigurazione che appare come la riproduzione virtuale di un lungo viaggio notturno, di uno sprofondamento in un mondo sommerso e sotterraneo, dove sopravvivono le creature e le divinità, che popolano e animano la nostra sfera onirica e fantastica.

    Nei quadri le figure femminili, spesso protagoniste dello scenario, sono al contempo sensuali, attraenti, enigmatiche, intriganti, inquietanti e sono avvolte da simboli esoterici arcaici appartenenti alla terra e alla notte. Serpetti propone una pittura densa di significati e messaggi subliminali di matrice allegorica innervati da profonde radici storiche, che come una pianta florida e rigogliosa, ma altrettanto delicata e sensibile, ha bisogno di costanti e amorevoli cure per poter emanare al meglio tutto il fulgido splendore. La sublimazione rievocativa avviene mediante gli strumenti consueti della pittura, innanzitutto la materia. La trasmutazione dell’immagine avviene tramite la perdita dei suoi connotati di “frammento e cronaca del reale” pervenendo a una soluzione per certi versi opposta rispetto all’immagine stessa, intesa come mero “documento o oggetto del quotidiano fluire e divenire”. Infatti, le immagini prendono vita e si concretizzano per un sovrapporsi di concause e la dinamica complessità di tale processo trasformativo risulta solo parzialmente rilevabile e rivelabile e resta in parte volutamente celata e secretata. La natura stessa dell’immagine non testimonia soltanto un singolo episodio, ma trova fondamento nella cultura e nella coscienza storica individuale e collettiva.

    Per l’autore la crescita e la maturazione di ogni individuo avviene all’interno del fitto tessuto connettivo secolare delle relazioni e rapporti sociali. Si propone di rivelarne i meccanismi e la casualità che li innesca tramite i “luoghi della sua pittura e della sua immaginazione”, concepiti come tangibili tracce testimoniali dell’adesione e dell’appartenenza a una civiltà millenaria, che rimane sempre e comunque presente e attuale anche quando viene collocata all’ombra della modernità.

    (dichiarazione scritta in merito alla mostra Spoleto Arte incontra Venezia; Venezia 2014)